Cerchi di luce di Federico Hindermann raccoglie due serie di brevi poesie del 2008 e del 2009. Sono mottetti che si presentano quasi come aforismi, senza tuttavia condividerne il tono sentenzioso, e offrono al lettore molteplici domande, mai chiuse da certezze. Le due sezioni, In usufrutto e Cenere viva sono tappe di un viaggio verso l’ignoto intrapreso da sponde distinte, e restituiscono frammenti di vita o bagliori di luce divina da due semicerchi complementari, con richiami tematici esibiti [....]
Casa delle ossa è il risultato di una composizione unitaria e poetica in grado di rivelare quanto il corpo possa diventare anche una delle territorialità messe a disposizione del poeta, per indagini e scoperte rivelatrici/catartiche in cui, le mappature che si annunciano, lasciano intravedere i punti nevralgici di una rete intricatissima di sentimenti che la rivelano, come delle autentiche sinopie. Da qui si intravede, immediatamente, quanto la corporalità sia in realtà legata alla fase più profonda del linguaggio: quella che il poeta usa/dice per incarnarsi/esporsi [...]
Il flusso dell’esperienza e del vissuto, per Apolinari – senza folgorazioni epifaniche, ma nel corso di un esercizio pressoché quotidiano, compiuto quasi per un’abitudine salutare, per un bisogno di igiene interiore – mescola la parola al respiro e si coagula giorno dopo giorno in poesia, poesia che si dispone naturalmente in rima. E le rime si strutturano nella compagine quasi sempre del sonetto, un sonetto del tutto privo di estetizzanti iridescenze, non lavorato dannunzianamente «ad anello» da un poeta «mastro orafo», ma semmai impastato da un poeta fornaio in ben altre tondeggianti – e nutrienti – forme. [...]
Il potere e la sua fine: storia di un metamorfosi, con colpi di scena e momenti di attesa. L'agonia di uno spietato e terribile dittatore è narrata con crudezza, con scarne ma incisive descrizioni del suo percorso verso la morte. È un'agonia intercalata dal susseguirsi di scene di un disumano e solitario passato, trascorso per raggiungere il potere. Per questo spregevole personaggio l'agonia non può essere che lunga e dolorosa, ma il suo spirito crudele subirà un'inattesa metamorfosi con la morte materiale. Impossessatosi di un nuovo corpo tramite il quale assurgerà alle più alte vette della purezza, verrà punito dalla codarda classe dirigente, timorosa di perdere i suoi privilegi, ma non dalla popolazione desiderosa di lealtà e di giustizia.
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Simone Fornara - Mario Gamba
I cavalieri davanti al fiume
con illustrazioni di S. Fornara
Edizioni Opera Nuova
Autografica n.6, 2011
Chf 30 / Euro 23
Isbn 978-88-96992-0-50
narrativa
Un giorno una grossa banda di predoni armati tentò di entrare in Perdilà e conquistarla guadandone il fiume.
Erano cento cavalieri coperti di ferro, stendardi e strumenti di morte: certi pistoloni e scimitarre e asce di guerra che mettevano paura solo a guardarle, ma anche mitragliette e cannoncini a tiro rapido aggiogati alle some da tiro, e tutti i ritrovati della recente missilistica militare a cavallo.
Erano venuti da ogni dove, dalla terra di Mordor, da Stigia e Nemedia, dal Regno del Teschio e da tutte le più tenebrose contrade dell’uomo.
Gagliardi e feroci, per cento anni avevano cercato e tentato tutte le strade che conducevano verso la mitica landa di Perdilà, nascosta a mappe e portolani e atlanti geografici, più in là di Smirne e Samarcanda, più a est di Costantinopoli e più a ovest di Bisanzio; più a nord di Pietrogrado e più a sud di San Pietroburgo. Ma non c’era stato niente da fare.