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Di difficile catalogazione, la poesia di Sergio
Wax potrebbe essere letta, simbolicamente,
come un fiume enigmatico, uno di quei fiumi
che nella sua Suite brasileira rappresentano
uno dei tanti paesaggi amazzonici da lui
cantati durante gli anni nei quali visse nello
stato brasiliano del Pará. Oltre alla presenza di
riferimenti geografici-culturali (e biografici)
europei, c’è molta poesia europea nelle vene
di questo poeta italiano e mutante, capace di
assorbire e fagocitare, antropofagicamente, la
lingua – e il paesaggio culturale – dell’altro,
come rivelarono i versi del suo notevole esordio
poetico in portoghese, contenuti in 33 Experimentos
e uma Suíte, del 1982 (pubblicato dalla prestigiosa casa
editrice Massa Ohno), e come ci confermano
oggi i versi contenuti in questo nuovo lavoro poetico,
Fragmentos. Ma c’è anche molta poesia brasiliana,
nella lezione sintetica, quasi cerebrale ma che tocca le
corde più emotive del lettore del grande classico
del Novecento poetico brasiliano, Joao
Cabral de Melo Neto, o nell’arguzia formale
e allo stesso tempo tesa alla ricerca estetica
orientale di Max Martins, altro polo importante
del “periodo brasiliano” di Wax.
Con un itinerario viaggiante, Sergio Wax pare
confermare, con questi versi, l’affermazione
di Fernando Pessoa per il quale “la mia patria
é la mia lingua”, dato che l’uso della lingua
portoghese continua ad essere una delle
sponde della sua dimora poetica. E forse ci
azzardiamo a suggerire che i versi di Wax
dedicati a Max Martins illuminano appunto
la concezione di chi sa che “tutti i popoli
sono diversamente uguali” (Wax). Infatti,
nella poesia “il cammino del ritorno” leggiamo:
“Forse non per avere un dove andare
/ forse solo per un lento ritorno / a un punto
qualsiasi, geografia illusa”. Che questi versi
possano essere un timone per il lettore in
procinto di navigare sulle acque enigmatiche
dell’universo poetico di Sergio Wax.
(P. Agustoni)
Sergio Wax

Fragmentos

Edizioni Opera Nuova
Collana Autografica, n.12

Chf 20
Isbn 978-88-96992-33-3